Perché non sono femminista

Antisessismo e femminismo non sono la stessa cosa – nemmeno per bell hooks

Antisessismo e femminismo non sono la stessa cosa – nemmeno per bell hooks

Qualche settimana fa ho assistito a una polemica storica (nel senso che è avvenuta a colpi di stories di Instagram 😄) intorno a un estratto di Il femminismo è per tutti di bell hooks.

Qualcuno aveva condiviso alcune frasi dell’introduzione con questa tesi: poiché hooks definisce il femminismo come un movimento contro il sessismo – non contro gli uomini, ma contro comportamenti e strutture sessiste che possono essere perpetuati anche dalle donne – l’antisessismo sarebbe già incluso nel femminismo, e dunque superfluo.

Ho risposto in tempo reale con alcune storie su Instagram, che trovate tra le highlight, ma il formato non mi permetteva di sviluppare l’argomento come avrei voluto. Ci riprovo qui, con più calma e più spazio.

Il testo di hooks merita una lettura attenta – non per vincere una discussione, ma perché una lettura accurata permette di chiarire una distinzione che continua a generare equivoci: quella tra femminismo e antisessismo.


La definizione che sembrava chiudere tutto

Estratto bell hooks

L’estratto in questione arriva dall’introduzione del libro. Nel testo originale:

“Feminism is a movement to end sexism, sexist exploitation, and oppression.”

― bell hooks, Feminism is for Everybody, South End Press, 2000

Nella traduzione italiana (Tamu Edizioni, 2021):

“Il femminismo è un movimento che mira a mettere fine al sessismo, allo sfruttamento sessuale e all’oppressione.”

Poco dopo, hooks chiarisce il senso di questa definizione:

“Il problema è il sessismo. E questa chiarezza ci aiuta a ricordare che tutti noi, donne e uomini, siamo stati socializzati fin dalla nascita ad accettare il pensiero e l’azione sessisti. Di conseguenza, le donne possono essere sessiste tanto quanto gli uomini.”

È facile capire perché questa formulazione sembri includere l’antisessismo: il nemico esplicito non è l’uomo in quanto tale, ma un insieme di idee e comportamenti; anche le donne possono essere sessiste; non serve un’identità di genere specifica per aderire al movimento. Se il femminismo è già questo, cosa aggiungerebbe l’antisessismo?


Leggere fino in fondo

Il problema è che la definizione non si ferma lì.

Nel proseguire dell’introduzione, e ancor più nel primo capitolo, diventa chiaro che hooks non sta solo enunciando una posizione normativa sul sessismo. Sta inserendo quella posizione all’interno di un preciso modello sociologico: il patriarcato come sistema istituzionalizzato di dominazione maschile.

Eccolo, scritto senza giri di parole:

“Males as a group have and do benefit the most from patriarchy, from the assumption that they are superior to females and should rule over us. But those benefits have come with a price. In return for all the goodies men receive from patriarchy, they are required to dominate women, to exploit and oppress us, using violence if they must to keep patriarchy intact.”

― bell hooks, Feminism is for Everybody

Non è una posizione morale generica sull’ingiustizia del sessismo. È una tesi sociologica sulla struttura della società: gli uomini, come gruppo, dominano; le donne, come gruppo, sono dominate. Il sessismo è asimmetrico non per caso, ma perché è il prodotto di questo sistema.

La possibilità che anche le donne perpetuino il sessismo non cambia la struttura di fondo: le donne che si comportano da sessiste sono complici del sistema, non ne sono i beneficiari né i costruttori. Le vittime del patriarcato, per hooks, sono sempre e comunque le donne, e la dominazione è sempre e comunque maschile.


Posizione normativa e teoria esplicativa

Questa è la distinzione che mi sembra centrale, e vale la pena renderla esplicita.

L’antisessismo è una posizione normativa: afferma che la discriminazione in base al sesso è ingiusta, chiunque la subisca e chiunque la commetta. Non presuppone un modello causale unico, non richiede di stabilire in anticipo chi siano i beneficiari strutturali e chi le vittime strutturali del sistema.

Il femminismo di hooks è anche una teoria esplicativa: identifica la causa del sessismo in un sistema storico-sociale di dominazione maschile, il patriarcato. Questa teoria non è un’appendice secondaria alla definizione – è il suo sostrato. Determina come si leggono le evidenze, quali fenomeni vengono considerati centrali, quali politiche ne conseguono.

La differenza conta. Si può essere pienamente d’accordo che il sessismo esiste e va combattuto – qui antisessismo e femminismo di hooks convergono – e al contempo non accettare che la spiegazione patriarcale sia l’unica possibile, o la più accurata in ogni contesto.

Da spiegazioni diverse seguono analisi diverse, priorità diverse, e in alcuni casi conclusioni incompatibili: non è una questione di buona o cattiva volontà, bensì di metodo.


Una nota sulla traduzione

C’è un dettaglio nella versione italiana che mi ha colpita, e vale la pena segnalarlo.

La frase originale di hooks usa l’espressione sexist exploitation, che in italiano diventa sfruttamento sessuale. In inglese, sfruttamento sessuale si direbbe sexual exploitation: due cose diverse.

Estratto bell hooks

Sfruttamento sessista è un concetto strutturale: indica uno sfruttamento che avviene in virtù di strutture di potere sessiste, ovvero il lavoro domestico non retribuito “dovuto”, la dipendenza economica imposta, la disparità nel lavoro di cura. Sfruttamento sessuale è più specifico e rimanda principalmente ad abuso, prostituzione coatta, traffico di persone.

Può essere un errore di traduzione, o una scelta legata alla difficoltà di rendere sexist exploitation in italiano senza risultare macchinosi. Ma la differenza concettuale non è irrilevante: il primo ha un raggio d’azione più ampio; il secondo è più circoscritto, e richiama soprattutto la violenza.

In ogni caso – ed è questo il punto che ci interessa – in entrambe le letture il soggetto implicito dello sfruttamento è maschile, l’oggetto è femminile.


Non è questione di ignorare hooks

Il punto non è che bell hooks abbia torto, né che il patriarcato non esista o non abbia avuto effetti reali. Alcune delle sue osservazioni sono pertinenti e documentate; il suo lavoro teorico è serio e ha prodotto contributi importanti al dibattito femminista.

Il punto è che leggere un autore, per quanto autorevole, non obbliga ad adottarne il modello interpretativo come unico possibile.

Il disaccordo con la tesi iniziale (antisessismo = femminismo) non nasce dall’ignoranza del femminismo, ma dal non considerare la spiegazione patriarcale come l’unica disponibile. È possibile riconoscere che il sessismo esiste in forme storicamente asimmetriche e che le donne hanno subito discriminazioni strutturali, senza per questo concludere che ogni fenomeno di genere sia spiegabile attraverso un unico sistema di dominazione maschile.

Se il femminismo si definisce – come fa hooks – anche come adesione a una specifica teoria causale della società, allora no: antisessismo e femminismo non sono la stessa cosa. L’antisessismo è una posizione più limitata sul piano descrittivo, ma forse proprio per questo più solida come base condivisa: combattere il sessismo ovunque si manifesti, senza presupporre in partenza chi siano i beneficiari strutturali del sistema.

Questo non è un limite dell’antisessismo. È la sua premessa metodologica: lasciare aperta la risposta finché non si è guardato ai dati.


Letture e approfondimenti

  • bell hooks, Il femminismo è per tutti, trad. it., Tamu Edizioni, 2021 (titolo originale: Feminism is for Everybody: Passionate Politics, South End Press, 2000). Le citazioni in italiano in questo articolo provengono dall’edizione Tamu; le citazioni in inglese sono tratte dal testo originale.
  • Perché non sono femminista (ma antisessista per ora sì) – l’articolo di questo blog che introduce la mia posizione antisessista e il contesto da cui parte questa discussione.
  • Femminismo? Antisessismo? Altro? – dieci domande scomode sul dibattito tra i due approcci.

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