La società italiana è patriarcale? — Istruzione
Questo articolo fa parte della serie “La società italiana è patriarcale?”, in cui analizzo diversi ambiti della società italiana applicando i criteri metodologici descritti nell’articolo principale: la presenza di discriminazioni istituzionali (leggi e norme formali) e di pratiche socio-culturali che mantengano sistematicamente le donne in posizione subordinata. In questo capitolo mi concentro sull’istruzione: dall’accesso alla scuola e all’università, al successo scolastico, fino alle scelte formative e alla segregazione disciplinare.
Accesso, partecipazione e successo scolastico
Per quanto riguarda il primo criterio individuato (strutture formali discriminatorie), oggi in Italia non esistono barriere legali all’istruzione per le donne. L’accesso all’istruzione primaria, secondaria e universitaria è garantito senza distinzioni di genere, e le statistiche mostrano da anni una partecipazione femminile pari o superiore a quella maschile a tutti i livelli di istruzione.
L’Italia ha infatti superato da decenni la fase in cui le donne erano escluse dall’istruzione superiore o da specifici ambiti scolastici: prima del 1875 non esisteva un divieto legale esplicito, ma l’università era un’istituzione di fatto maschile, e le pochissime donne che ci riuscirono lo fecero grazie a circostanze eccezionali. Per esempio, Elena Cornaro Piscopia, laureatasi a Padova nel 1678, aveva sia una fama da erudita, grazie alle numerose lingue parlate e le conoscenze di scienze e filosofia, sia una famiglia nobile alle spalle.
Invece dal 1875, in cui le università italiane sono ufficialmente aperte alle donne, e soprattutto a partire dal 1990 — anno in cui per la prima volta il numero di immatricolati è stato paritario tra studenti e studentesse — le donne hanno progressivamente superato gli uomini in termini di successo scolastico e titoli di studio ottenuti [ISTAT 2011].

Le ragazze hanno oggi una maggiore probabilità di concludere il ciclo scolastico con successo: i tassi di abbandono scolastico maschile sono più alti rispetto a quelli femminili (nel 2023, 13.1% per i maschi e 7,6% per le femmine nella fascia 18-24 anni [ISTAT 2024]). Inoltre i voti di maturità delle studentesse sono più alti (83.2 su 100, con 78.7 per i ragazzi), e l’80.2% delle diplomate rispetto al 64.3% dei diplomati decide di proseguire gli studi con un percorso universitario o altro [AlmaLaurea 2023].
Nel contesto dell’università, invece, le donne rappresentano circa il 60% dei laureati in Italia (si laureano circa 134 donne ogni 100 uomini), con voti medi più elevati (104.2 contro 102.4 per gli uomini), e con percentuali di lauree da fuori corso più basse (37% contro 42%) [AlmaLaurea 2023].
Si osserva infine che le donne ottengono risultati migliori in lettura, comprensione e discipline umanistiche, mentre gli uomini prevalgono leggermente nelle prove matematiche e tecnico-scientifiche, come emerge anche dalle rilevazioni INVALSI e OCSE-PISA. In particolare, il divario nei risultati di matematica comincia dalla II elementare (risultati inferiori del 4.7% per le bambine) sembra accrescere con l’avanzare degli anni scolastici (V elementare: gap del 6.1%; III media: 5%; V superiore: 8%) [INVALSI 2024].
Le ragazze tendono ad avere punteggi inferiori anche nei test di matematica internazionali [OCSE-PISA 2022].
La “leaky pipeline” accademica
Se le donne sono oggi la netta maggioranza tra i laureati, il quadro cambia sensibilmente quando si osserva la carriera accademica. Il fenomeno è noto come leaky pipeline (“tubo che perde”): la presenza femminile, maggioritaria nelle fasi iniziali, si riduce progressivamente man mano che si sale nella gerarchia universitaria.
Già nei dottorati di ricerca le donne scendono a circa il 49% — quindi ancora quasi paritarie — ma la forbice si apre subito dopo, nelle posizioni strutturate. Secondo i dati del Ministero dell’Università, nel 2022 le donne costituivano il 50% dei titolari di assegni di ricerca, il 46% dei ricercatori, il 42% dei professori associati, ma solo il 27% dei professori ordinari. Tra i rettori, la percentuale scende ulteriormente: 12 su 99 (12%) nel 2022, in crescita rispetto al 7,5% del 2012 [MUR 2025].
Va notato che la situazione è in miglioramento: nel 2012 le donne erano il 20% dei professori ordinari, oggi il 27%. L’Italia ha inoltre ridotto il proprio Glass Ceiling Index da 1,84 (2005) a 1,52 (2020), un valore leggermente inferiore alla media europea di 1,54 [She Figures 2021].
Come interpretare questi dati? Le spiegazioni proposte sono diverse e non necessariamente alternative: il ritardo storico nell’accesso femminile all’università (effetto coorte: i professori ordinari di oggi provengono da generazioni in cui le laureate erano minoranza), le scelte di conciliazione tra carriera e famiglia che penalizzano chi si prende pause, eventuali bias nei processi di selezione, o la minore propensione delle donne a candidarsi per posizioni apicali.
Distinguere il peso di ciascun fattore richiederebbe analisi specifiche. Il trend positivo (dal 20% al 27% di professoresse ordinarie in 10 anni) suggerisce che parte del divario sia dovuto all’inerzia storica; d’altra parte, non esiste un modello chiaro di quale sarebbe il ritmo di convergenza “atteso” in assenza di altri ostacoli, il che rende difficile stabilire se la velocità attuale sia fisiologica o indichi frizioni residue.
Va anche considerato che le donne hanno raggiunto la parità tra i laureati solo intorno al 1990: quelle coorti stanno solo ora entrando nella fascia d’età tipica dei professori ordinari (50-60 anni), il che potrebbe spiegare almeno in parte la lentezza del cambiamento ai vertici.
Segregazione disciplinare e scelte formative
Uno degli aspetti più discussi riguarda la segregazione orizzontale, ovvero la tendenza di ragazze e ragazzi a scegliere percorsi scolastici differenti. In particolare, le discipline umanistiche, psicologiche, pedagogiche, sanitarie e sociali sono a netta prevalenza femminile; al contrario, le STEM (scienze, tecnologia, ingegneria, matematica) e i percorsi tecnico-industriali tendono tuttora a essere scelti in maggioranza dagli uomini.
Secondo il rapporto ANVUR, per esempio, nel 2021 circa il 15% degli iscritti ai corsi di laurea in materie informatiche e il 28% degli iscritti a ingegneria era costituito da donne. Nelle lauree in scienze sociali, nelle professioni sanitarie e nelle arti e scienze umane, la percentuale saliva tra il 60 e il 70%. Nelle scienze dell’educazione superava il 90%.
I corsi più paritari erano le discipline agrarie e veterinaria (48% di donne), insieme a economia e giurisprudenza (52%), e — forse sorprendentemente, dato il divario evidenziato durante il ciclo di studi obbligatorio — matematica e statistica (57%) [OpenPolis 2022], [ANVUR 2023], [AlmaLaurea 2025].
Queste differenze, sebbene non determinate da limiti normativi, possono avere impatti significativi sulle prospettive occupazionali e salariali successive, considerando che le discipline tecniche tendono ad avere sbocchi più remunerativi.
Divari di genere e priorità pubbliche
Colpisce inoltre la differenza di attenzione pubblica verso queste disparità. Da un lato c’è un forte investimento culturale e istituzionale per colmare il divario di genere a sfavore delle ragazze nelle STEM, dalle campagne scolastiche alle borse di studio mirate (Girls@PoliMi, Generali4Girls in STEM, Amazon Women in Innovation, “100 ragazze STEM” alla Sapienza, “Più donne nella fisica” dall’INFN…). Dall’altro, è raro sentire parlare della scarsità di uomini nelle scienze dell’educazione, nella psicologia o nella formazione primaria, nonostante queste siano professioni cruciali per il futuro del paese.
In questo caso non mi risulta che esistano bandi per borse di studio rivolte agli uomini, nemmeno senza avere il genere come requisito, ma piuttosto sotto forma di incentivi neutri per incoraggiare gli studenti a iscriversi a corsi di laurea a forte maggioranza femminile (in compenso, quell’unica volta in cui un bando di ricerca inserisce ‘genere maschile’ tra i requisiti di accesso “è bufera”).
Forse perché la scarsità femminile nei settori ad alta remunerazione è vista come una perdita di opportunità, mentre quella maschile nei lavori di cura ed educazione viene considerata una scelta volontaria, o semplicemente non viene vista come un problema. Eppure anche questa asimmetria meriterebbe attenzione: non solo per una questione di equità, ma perché le scelte di studio e di carriera non sono mai del tutto “libere”: riflettono aspettative sociali e modelli culturali ricevuti fin dall’infanzia.
Per fare un esempio — e questo è senz’altro un aspetto da approfondire in altra sede — se è vero che le donne impiegate nelle aree STEM tendono a subire ostilità e talvolta molestie da parte dei colleghi uomini per via di pregiudizi e bias di stampo sessista, ci sono studi che per i pochi maestri di asilo e di scuola primaria (in Italia il 1-2% del totale [OECD 2023]) suggeriscono un’esperienza speculare (ruoli di genere che vedono l’uomo meno adatto alla cura dei bambini, sospetti di abusi o molestie nei confronti dei minori, percezione sociale negativa…) [Cushman 2006], [Zhang 2017], [McGrath et al. 2019].
Anche se dalle evidenze non emerge un quadro da “sistema patriarcale”, né sul piano legislativo né su quello sociale, è legittimo sollevare il dubbio sul fatto che certe dinamiche sessiste abbiano tutt’ora un peso nelle scelte che gli individui fanno per quanto riguarda l’ambito formativo e poi lavorativo.
Uno sforzo per supportare le studentesse che intraprendono percorsi di studi storicamente dominati dagli uomini ha senso, a mio parere, fintantoché è utile per colmare notevoli divari provocati da oggettive ingiustizie passate. Ma una volta colmato quel divario — o quando si crea uno sbilanciamento inverso — serve ridistribuire l’attenzione, affinché nessun gruppo venga ignorato o lasciato indietro.
Considerazioni conclusive
Dal punto di vista strutturale, oggi il sistema scolastico italiano non presenta elementi riconducibili a un sistema di stampo patriarcale: l’accesso è pienamente paritario e non esistono leggi o regolamenti che limitino le donne in alcun modo. Tuttavia, secondo il criterio socio-culturale, permangono differenze nelle scelte formative, e una segregazione che riflette probabilmente influenze culturali più ampie.
Anche se queste non configurano un dominio maschile in senso stretto, soprattutto in un settore dove le donne sono oggi maggioritarie come presenza e successo, fanno pensare a un’influenza degli stereotipi di genere nella costruzione dei percorsi scolastici e, di riflesso, di quelli professionali.
Una questione aperta è se e quanto queste tendenze siano da attribuire a preferenze individuali legittime o a condizionamenti culturali più o meno visibili, ma in entrambi i casi la situazione odierna non sembra riconducibile a un sistema patriarcale nel senso descritto dai principali autori femministi.
Bibliografia
[AlmaLaurea 2023] Focus Gender Gap: https://www.almalaurea.it/news/focus-gender-gap-2023 ↑ ↑
[AlmaLaurea 2025] Sintesi del Rapporto sulla Condizione occupazionale dei Laureati: https://www.almalaurea.it/sites/default/files/2025-06/rapportoalmalaurea2025-sintesi-occupazione.pdf ↑
[ANVUR 2023] Analisi di genere: https://www.anvur.it/sites/default/files/2024-12/Focus-equilibrio-di-genere-2023.pdf ↑
[Cushman 2006] It’s just not a real bloke’s job: male teachers in the primary school ↑
[INVALSI 2024] Rapporto Prove INVALSI 2024: https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2024/Rilevazioni_Nazionali/Rapporto/Rapporto Prove INVALSI 2024.pdf ↑
[ISTAT 2011] L’Italia in 150 anni — Istruzione: https://www.istat.it/wp-content/uploads/2019/03/cap_7.pdf ↑
[ISTAT 2024] Livelli di istruzione e ritorni occupazionali : https://www.istat.it/wp-content/uploads/2024/07/REPORT-livelli-istruzione.pdf ↑
[McGrath et al. 2019] The Plight of the Male Teacher: An Interdisciplinary and Multileveled Theoretical Framework for Researching a Shortage of Male Teachers ↑
[MUR 2025] Focus: Le carriere femminili in ambito universitario: https://ustat.mur.gov.it/media/1307/focus_carrierefemminili_universit%C3%A0_2025.pdf ↑
[OCSE-PISA 2022] I risultati degli studenti italiani in matematica, lettura e scienze: https://invalsi-areaprove.cineca.it/docs/2024/Indagini%20internazionali/RAPPORTI/Rapporto_nazionale_PISA2022_.pdf ↑
[OECD 2023] Education at a Glance: https://www.oecd.org/en/publications/2023/09/education-at-a-glance-2023_581c9602.html ↑
[OpenPolis 2022] Il divario di genere nelle materie Stem: https://www.openpolis.it/esercizi/il-divario-di-genere-nelle-materie-stem/ ↑
[She Figures 2021] Commissione Europea, She Figures 2021: https://op.europa.eu/en/publication-detail/-/publication/67d5a207-4da1-11ec-91ac-01aa75ed71a1 ↑
[Zhang 2017] Male Teachers in Early Childhood Education: Why More Men? A Review of the Literature ↑